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La Calabria nei foulards di Giuditta
SCILLA

Formato cm. 90x90, seta twill 100%, cod. 149
€ 150,00

Rocce e scogli famosi di Scilla con veduta della città e del castello. “... Ci parve di notare una piccola rada e una spiaggia stretta - si legge tra l’altro nel “Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile”, opera in 5 volumi in-folio dell’abate Jean Claude Richard de Saint-Non, Parigi 1781-1786 - adatta a ricevere soltanto qualche barca di pescatori…alla fine di una serie di case degradanti verso il mare... Barche trascinate dalle correnti che si avvicinano fino ad un certo punto per paura degli scogli... come dice il proverbio, non uscire da Scilla se non vuoi finire su Cariddi... “ 
“ Scilla, una vaga Donzella - scrive Cesare Malpìca (“Dal Sebèto al Faro”, Tip. Festa, 1845) - amò Glauco, fu riamata, e tolta in consorte dal vago garzone. Ma Glauco era amato da Circe, la tremenda Maga... Immaginate un po’ la sua ira…una donna gelosa ! Ti pone a soqquadro l’universo. Gli amanti sposi sollazzavonsi spesso tra queste acque... Li vide Circe, a vendicarsi sparse di possente veleno le acque ! Scellerata ! Un bel mattino si videro galleggiar su’flutti due cadaveri ! Eran quelli di Glauco, e Scilla... che anche morta era bellissima. N’ebbero pietà gli Dei. Mutaron Glauco in Nume marino, e di Scilla fecero un mostro. Ninfa dalla Cintola in su; cane dalla cintola in giù...” “A salire sul castello di Scilla - narra Saverio 

 Strati (“La Calabria”, Giuditta, 2002) - si avverte un senso travolgente d’immenso e di mistero. Il mistero delle sirene, l’angoscia per il mostro Scilla che latra come una cagna con le sue sei teste e che divora coloro che transitano per lo stretto... Abbiamo imparato una cosa importante che allora Ulisse non poteva sapere; che neanche la maga Circe conosceva... Eh, si! Scilla è un luogo di miti. È un punto d’incontri e di scontri, di opposti e di leggende dove scorre il fiume più ampio e travolgente che esiste sulla faccia della terra: la corrente dello stretto, serena e solenne, ma a giorni impetuosa da far paura anche alle grandi navi dei nostri tempi; dipende dai venti liberati da Eolo che abita lì vicino... “

(L’immagine centrale è tratta da un dipinto originale dal vero del pittore Nicola Simbari)

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