| 8°, pp. 226, 14 ill., 28 tavole, rilegato con sovraccoperta
a colori. Nata in Inghilterra intorno agli anni Cinquanta del nostro secolo, l'Archeologia
Industriale individua nella rivoluzione tecnologica del XVIII e XIX secolo una delle
componenti fondamentali delle vicende socio-economiche connesse allo sviluppo della
moderna società occidentale. Essa introduce il concetto innovatore di << monumento industriale come bene inalienabile del patrimonio culturale delle nazioni>>.
Ciò ha significato, sul piano socio-economico, la necessità di storicizzare tutto ciò
che sia testimonianza dell'attività lavorativa (dall'edificio fabbrica all'ambiente di
lavoro, dall'utensile al prodotto finito) e nel campo più specifico dei beni culturali,
il recupero delle architetture << minori>> (l'antica fattoria, il vecchio mulino, etc) e di quei
manufatti artigianali ed industriali finora considerati privi di una artisticità
autentica. L'A.I.. può dunque considerarsi un campo di studi aperto alla
problematica storica del mondo del lavoro, in tutte le sue connessioni e interazioni, al
cui approccio sono interessate molte discipline (dall'economia alla sociologia, dalla
tecnologia al design, dall'architettura all'urbanistica ed al restauro). Lo studio dell'A.I.
riferito alla realtà storica del Mezzogiorno d'Italia e al suo sviluppo produttivo, dalla
origine al suo rapido declino, non può infatti prescindere dal considerare i termini del
confronto Nord-Sud al momento dell'unificazione politica e territoriale né ignorare le
consegueze sociali dell'indirizzo liberistico post-unitario. Questo libro si inerisce nel
dibattito meridionalistico e, ripercorrendo le tappe più significative dei primi
tentativi di industrialiazzione del Mezzogiorno continentale borbonico, ne sottolinea gli
aspetti architettonici, tecnologici, politici e sociali, con una scrupolosa indagine
filologica condotta prevalentamente su inedite fondi archivistiche e iconografiche. |