| Scilla e Cariddi, solida pietra e gorgo; spirale babelica la
prima, spirale marina la seconda. Luoghi vaghi e fluttuanti nello spazio come
nell'immaginario. Belle fanciulle in metamorfosi nel passato o luoghi ideali per
ricognizioni della mente oggi; o soggetti chiave per incisioni settecentesche. Dalla prima
descrizione nelle pagine dell'Odissea di Omero, sono passate al setaccio della storia
rimanendone indenni. Si sono indagati gli intimi intrecci e connessioni fino a rivisitarli
ulteriormente. Tra queste polarità geografiche il mito si è insediato stabilendo la sua
ideale dimora. Tra queste opposizioni duali: spettatori attoniti, è passata la storia.
Tra queste acque turbolente e funeste molti si sono sentiti "Odisseo"; nei
refoli e nelle reme hanno intravisto i segni del loro destino; nello scontro tra le
correnti non solo le acque si sono miscelate, ma con esse le culture e le leggende, i
popoli e gli eroi. Il libro indaga del mito omerico, oltre le componenti fisiche e reali
che determinano la scena dell'avvenimento, alcune figure intese come simbolo di più
dualità evidenti nell'area dello Stretto di Messina, tutte sintetizzate nella prospettiva
anamorfica del Maignan in santa Trinità dei Monti a Rome o nell'effetto ottico della Fata
Morgana e delle sue distinte manifestazioni: prima città immateriale, ologrammatica,
virtuale, differita. L'intento è quello di chiarire i sistemi di rilevamento: racconto
letterario, dipinti, incisioni, progetti, che hanno concorso alla definizione del luogo
omerico attraverso il "disegno del mito" . Un colloquio con Pierre Restany
chiude il testo diviso per sezioni significative a cui si aggiungono i lavori degli
artisti invitati alla ridefinizione e reinterpretazione del mito scilleo. |